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Binocolo Officine Galileo Firenze, 18x 35x 120, Nave da Battaglia Classe Littorio, 1941

Binocolo Officine Galileo Firenze, 18x 35x 120, Nave da Battaglia Classe Littorio, 1941 1.jpg (13206)2.jpg (13207)4.jpg (13209)67.jpg (13212)8.jpg (13231)9.jpg (13232)10.jpg (13233)

Grande complesso ottico-meccanico progettato e realizzato dalle Officine Galileo di Firenze nel 1941, per essere destinato alla Regia Nave da Battaglia "Littorio", inquadrata nella 1^ Squadra Navale e Ammiraglia della IX^ Divisione Corazzate con base a Taranto.
Grazie all'esistenza di una lettera ufficiale datata ai primi anni '60, redatta dal Direttore delle Officine Galileo di Firenze in risposta ad una interrogazione formale postagli in merito a questo strumento ottico 18x 35x 120 mm e suo relativo supporto, si è potuto conoscere l'origine della sua storia, la sua committenza, la finale collocazione e la quantità  prodotta, la quale risulta essere stata di soli 2 (due) esemplari con eguali caratteristiche ottiche e meccaniche.
Nonostante possedere queste preziose informazioni, non ci è dato conoscere con certezza i motivi per i quali il Comando in Capo del Dipartimento Marittimo dello Ionio e dell'Adriatico di Taranto decise di commissionare nel Dicembre 1940, così come riportato nella lettera del Direttore delle Officine Galileo, questi 2 strumenti ottici, anche a fronte del fatto che la nave era già stata completata soltanto pochi mesi prima.
Può essere ragionevolmente accettata l'ipotesi che, a seguito del bombardamento di Taranto avvenuto la notte tra l’11 e il 12 Novembre 1940, da parte di aerei inglesi in cui la Regia Nave da Battaglia Littorio rimase gravemente danneggiata, l’Alto Comando della Marina, avvalendosi del periodo necessario al ripristino dei danni subiti (durato oltre sei mesi) decise di dotarla di due complessi ottici altamente performanti, attraverso i quali anticipare ampiamente l'avvistamento sulle lunghe distanze, di navi ed aerei nemici: non esistevano infatti, sino ad allora, gruppi ottici binoculari con simili caratteristiche in dotazione alla Regia Marina. Furono prodotti soltanto due esemplari tanto che l'Ammiraglio Inigo Campioni, Comandante della Squadra Navale Italiana, chiese che fossero almeno montati sulla nave con a bordo il Comandante di Squadra, lamentandosi che l'assenza di tali binocoli limitava l'efficienza operativa di tutta la squadra.
Prende corpo questa ipotesi in quanto è accertato che nello stesso periodo avvenne l'installazione a bordo della R.N. Littorio anche  un apparato di localizzazione (rudimentale radar), il quale tra l’altro fu a breve rimosso perchè totalmente inefficiente. Ad ogni modo, con l'approntamento di questi due gruppi ottici e del "radar", l'Alto Comando della Regia Marina si auspicò di aver posto un rimedio atto a scongiurare, quantomeno durante il giorno, improvvisi attacchi  potenzialmente devastanti.
Il grande gruppo ottico binoculare, dispone di oculari  dotati di 18x e 35x e lenti obiettive da 120 mm. Il supporto atto a sostenerlo, è dotato di una doppia colonnetta con un congegno meccanico detto "alzo a periscopio", mediante il quale è possibile adattare l'elemento ottico ad altezze variabili più consone all'osservatore.
Oltreciò, come riportato nella lettera a firma del Direttore delle Officine Galileo, venne tenuto conto per la sua realizzazione, fu infatti appositamente progettato, alcune osservazioni tecniche strutturali rilevate dai tecnici delle Officine Galileo  a bordo della R.N. Littorio. 
E' chiaramente avvalorata dalla presenza della documentazione originale d'epoca, la certezza assoluta che, questo grande gruppo ottico-meccanico, insieme all'altro citato nella lettera dal Direttore delle Officine Galileo, sono stati gli unici due esemplari progettati, realizzati  ed installati sulla Regia Nave da Battaglia "Littorio", durante la 2^ Guerra Mondiale.
Con l'aggravarsi della situazione bellica, l'inizio della disfatta del fascismo a partire dal 1943 e non meno i vari bombardamenti alleati, subìti da tutti gli Stabilimenti Galileo e Affiliati, sopratutti  quelli di Battaglia Terme, dove si trovavano le fonderie delle Officine Galileo e moltissimi altri macchinari utili alla realizzazione di ottiche che andarono distrutti, non consentirono la produzione in serie, seppur limitata, di questi straordinari gruppi ottici.

La fondazione della Società risale al 1862, ad opera dell'astronomo e costruttore di strumenti Giovanni Battista Amici, noto scienziato del tempo, "abile ottico e meccanico", che era giunto a Firenze nel 1831 chiamato dal Granduca Leopoldo II con l'incarico di dirigere “La Specola” ed il Museo di Fisica.
Amici per superare le difficoltà ed i costi di approvvigionamento di strumenti scientifici, oggetti per i quali, data la carente struttura industriale, il Granducato dipendeva fortemente dalle importazioni, decise di avviare un'officina che nel 1864 avrebbe assunto il nome di "Officina Galileo".
Alla morte di Amici nel 1863 l'officina attraversa un periodo di crisi, che venne superato grazie al successore di Amici, lo scienziato pisano Giovanni Battista Donati con l'aiuto di Angelo Vegni altro scienziato.Dopo la morte di Donati nel 1873, la produzione si estese a strumenti elettrici, di illuminazione.
Erano a quell'epoca impiegati quaranta operai specializzati. Inizialmente i laboratori erano ospitati negli edifici dell'Istituto Tecnico Toscano poi nel 1870 furono trasferiti in un nuovo locale presso la barriera delle Cure nell'allora periferia d Firenze. Gli ottimi strumenti prodotti furono adottati dagli osservatori di Arcetri, di Asiago e di Merate.Nel 1875 con l'acquisto del terreno su cui sorge l'officina, A. Vegni resta l'unico proprietario dell'officina, ma con la sua morte avvenuta nel 1883 l'Istituto Agrario riceve in eredità l'Officina Galileo e a causa del disinteresse dell'Istituto Agrario la Galileo attraversa un periodo di profonda crisi economica.
Nel 1895 viene costituita una società in accomandita, con Accomandatario è l'Ingegner Giulio Martinez e accomandante l'Istituto Vegni. La nuova società che mantiene la denominazione Officina Galileo iniziando l'attività il 1º Luglio 1896 e avviò in tale la produzione di strumenti ottici per la Regia Marina, in particolare periscopi e telemetri, produzione che sarebbe continuata per tutta la seconda guerra mondiale.
Nel 1899 l'Istituto Agrario Vegni, si ritira dalla società cedendo la propria quota.
Il 17 Marzo 1907 l'assemblea generale degli azionisti ha deliberato lo scioglimento della Società e il 4 Aprile successivo costituisce la Società anonima per azioni Officine Galileo. Uno dei due vicepresidenti del C.d.A. fu lo scienziato Guglielmo Marconi.
Nel Luglio dello stesso anno venne acquistato un appezzamento di terreno a Rifredi e nel maggio 1909 è iniziato il trasferimento dei macchinari nello stabilimento di Rifredi dove il 27 Settembre dello stesso anno è iniziata la regolare attività delle Officine Galileo.
Tra il 1909 e il 1911, viene costruito il primo padiglione produttivo meccano tessile a Rifredi denominato “M” ed è costituito da un primo nucleo, avente una tipologia strutturale a campate in ferro e vetro con pilastri in ghisa, e da un ampliamento successivo in calcestruzzo armato, realizzato fra il 1914 e il 1918.
Gli ultimi ampliamenti, eseguiti a ridosso della prima guerra mondiale, riguardano gli alloggi per gli operai e i locali per la mensa. Superata la crisi, a causa della prima guerra mondiale, il periodo di maggior fulgore per la “Galileo” è quello fra le due guerre grazie alle grandi commesse per la Regia Marina.
Nel periodo bellico gli occupati nello stabilimento di Rifredi erano oltre 8000 e l’antenna dei primi radar installati sulle navi italiane era di realizzazione delle Officine Galileo, così come le centrali di direzione del tiro e i telemetri stereoscopici.
Terminata la guerra, l’Azienda si trovò pesantemente penalizzata, con molti macchinari che alla fine del 1943 erano stati trasferiti nel Nord Italia, gli Alleati che avevano pesantemente bombardato tutto il quartiere di Rifredi, con interi reparti dell'Officina distrutti ed i Tedeschi in ritirata che avevano fatto saltare buona parte dei macchinari rimasti.
L’attività produttiva, dopo la guerra, venne autorizzata dagli Alleati solo per la realizzazione di prodotti non strategici.
Il problema della conversione delle attività da militari a civili fu però affrontato e risolto grazie alle esperienze acquisite in un gran numero di settori, per cui nel 1945 venne preparato un piano di sviluppo che privilegiava le produzioni civili e, ancora una volta i settori di attività furono vastissimi, andando dalla strumentazione elettrica agli apparati per l’alto vuoto e in particolare venne sviluppata la produzione di macchine e telai per l’industria tessile anche per la presenza della vicina Prato che alla fine della guerra si trovava con oltre il 40% dei macchinari e delle fabbriche tessili distrutte.
Attualmente con il passaggio della proprietà a Finmeccanica avvengono ulteriori grossi cambiamenti, in quanto viene deciso che il Core business dell'Azienda dev'essere concentrato nei settori militare e spaziale, per cui altri settori, nei quali comunque la "Officine Galileo" era leader mondiale vengono ceduti.

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