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Il Primo Cannocchiale Militare Prismatico con Telemetro, "Longue vue Napoleone III", Ignazio Porro, 1855

Il Primo Cannocchiale Militare Prismatico con Telemetro, "Longue vue Napoleone III", Ignazio Porro, 1855 2.jpg (14538)3.jpg (14539)4.jpg (14540)5.jpg (14541)6.jpg (14542)7 -reticolo long vue.jpg (14543)8 - reticolo con figure.jpg (14544)9.jpg (14545)10.jpg (14546)11.jpg (14547)12.jpg (14548)13.jpg (14549)14.jpg (14550)

Rarissimo Cannocchiale Prismatico con Telemetro o "Longue Vue Napoleone III", realizzato da Ignazio PORRO nel 1855, nel suo laboratorio ottico "l'Institut Technomatique" situato a Parigi Boulevard d'Enfer n.10, questo fu in assoluto il primo strumento ottico con prismi a doppia riflessione con telemetro, ideato e prodotto per uso militare, atto al rilevamento delle distanze. 
                                                               
Nel 1850, Porro realizzò il Longue-Vue Biprismatique Cornet, un cannocchiale terrestre del peso di 300 grammi, un ingombro di soli 15 centimetri e con 10/12 ingrandimenti. Data la presenza del reticolo obiettivo, permetteva la determinazione della distanza di un fante o di un soldato a cavallo. Questo cannocchiale, denominato Cornet in quanto la forma e il modo di impugnarlo ricordava il cornetto acustico dell’epoca, mentre Longue-Vue stava per cannocchiale terrestre, fu realizzato in avorio e rame dorato e venne presentato all'Imperatore Napoleone III il quale, tanto ne fu entusiasta che divenne il suo strumento inseparabile nei campi di battaglia, chiedendo ad I. Porro di realizzare un modello ancora più piccolo ad uso militare.
                                                                                                                                          
Fece così seguito, nel 1855, il "Lorgnon" un miglioramento del modello precedente ancora più piccolo e compatto che lo stesso Porro definì il “Nec Plus Ultra" (non più oltre) dei piccoli mezzi collimatori e dei misuratori ottici delle distanze ad uso degli ufficiali". Il nuovo strumento venne chiamato dal Porro "Lorgnon Longue-Vue Napoleon III" da cui derivò il termine "lorgnette" per un piccolo occhialino usato al teatro dalle signore . In Italia vennero anche denominati telemetro militare o monocolo prismatico. 
Il "Lorgnon Longue Vue Napoleon III", venne dedicato e presentato all'Imperatore a Palais des Tuilleries, residenza reale, il 22 Febbraio 1855. 
Porro con questo nuovo modello aveva messo a punto un doppio sistema prismatico che negli anni a venire sarà conosciuto a livello mondiale come il "Prisma Porro II" ed utilizzato su ogni tipo di binocolo costruito fino ad oggi  da tutte le industrie ottiche mondiali.
Per il Lorgnon Longue-Vue Napoleon III, il Porro ottenne una medaglia d'oro durante l'Esposizione Universale dei prodotti dell'Agricoltura, dell'Industria e delle Belle Arti Tenutasi a Parigi dal 15 Maggio al 15 Novembre del 1855.
A pagina 403 dei Rapporti della giuria internazionale congiunta (1856) si trova la motivazione fornita dai tredici componenti della giuria della Classe VIII^ relativa alle Arti di precisione, industrie della scienza e dell'educazione, presieduta dal Maresciallo di Francia Jean Baptiste Philibert Vaillant (1790-1872): "M. Porro (n° 1920), a Paris (Francia), ha esposto un gran numero di oggetti, tra cui diversi strumenti incompiuti che non sono stati in grado di sottoporsi a un esame completo.
La giuria, dopo aver notato ciò che è geniale in questi vari strumenti, ha rivolto la sua attenzione al piccolo telescopio che il signor Porro chiama cannocchiale "Longue Vue Napoleone III ". Il Signor Porro, attraverso un gioco ovviamente di varie riflessioni, è riuscito a costruire un castone ridotto a dimensioni molto ridotte, molto portatile e molto conveniente per la ricognizione militare.
Attualmente  si conoscono soltanto 3 esemplari compreso questo, conservati in collezioni private.
PORRO, Ignazio. – Nacque a Pinerolo (Torino) il 25 Novembre 1801; da Ignazio e da Paola Lantery di Annecy.
Fu ammesso al Collegio militare di Torino, il 19 Marzo 1815 entrò nelle Regie scuole d’artiglieria e genio quale cadetto e allievo. Con commissione del 18 Dicembre 1817 divenne sottotenente sopranumerario e allievo alle Regie scuole, luogotenente di 2^ classe il 19 Settembre 1819, di 1^ classe il 28 Dicembre 1821.
Fu promosso tenente anziano il 27 Gennaio 1824 e sempre nel Gennaio del 1824 Porro, sotto la supervisione del capitano Agostino Chiodo, insegnante di geometria descrittiva e fortificazioni all’Accademia militare di Torino, avrebbe sviluppato un progetto completo di fortificazione semipermanente e nell’inverno dello stesso anno sarebbe stato insegnante nella Scuola complementare nata per tenere ‘riunioni accademiche’ e mantenere l’emulazione nel corpo del genio, ravvivando l’amore per lo studio.
In quell’anno era in Savoia, dove iniziò i primi esperimenti sulla celerimensura; in quel periodo venne anche costruito il primo teodolite anallattico, battezzato da Porro Pantometro.
La prima invenzione di Porro che fece mettere in evidenza il suo nome, fu il cannocchiale stereogonico  costruito a Torino nel 1824; aveva l'obbiettivo del diametro di 40 millimetri e di distanza focale eguale a 48 centimetri.
Richiamato nella capitale, il 25 Gennaio 1825 fu promosso capitano di 2^ classe con l’incarico di istruire gli ufficiali subalterni del Genio. Nel 1826 era a Nizza e poi in Sardegna quale direttore locale del Genio; fu promosso capitano di 1^ classe il 3 Dicembre 1830. Nel 1833 fu giudicato «distintissimo nelle scienze fisiche-matematiche, espertissimo nell’uso degli strumenti geodetici, capace di perfezionarli ed eseguirli da se stesso come lo provano le già fatte utili invenzioni» (Archivio di Stato di Torino, Ministero della Guerra, Ruoli matricolari, Corpo del genio militare, Ruolo matricola degli uffiziali, reg. 2662, f. 4).
Promosso capitano anziano il 25 Febbraio 1834, in quello stesso anno sposò Casulda Di Somma, di origine spagnola, che lo seguì con affettuosa attenzione tutta la vita.
Nel 1836 fu promosso Maggiore nel medesimo Corpo e nel 1842 chiese l'aspettativa.
Libero dagli obblighi del servizio militare, fondò a Torino una officina ottico-meccanica nella quale si dovevano costruire non solo gli strumenti per la Geodesia ma anche per quanto può avere attinenza coi progressi della ingegneria e delle industrie: dal turbine di Fourneyron, com'egli diceva, al cannocchiale dell'astronomo. Il suo nome era già noto favorevolmente ed il suo merito era già riconosciuto anche fuori dell'ambiente militare. Fin dal 1839 aveva già pubblicato il suo Essai sur les moteurs hydrauliques, nel quale aveva proposto una turbina che per quel tempo era una innovazione e nel 1845 fu incaricato dal Ministro conte di Pralormo di riferire sul progetto di Médail di un traforo delle Alpi Cozie al colle di Fréjus. In tale occasione egli ebbe per primo l'idea di impiegare l'aria compressa allo scavo della galleria ed al moto delle perforatrici. 
Quella officina meccanica però non trovò a Torino terreno propizio e fu dal Porro abbandonata nel 1847. Nello stesso anno, dietro sua domanda, fu collocato a riposo col suo grado di Maggiore del Genio e si trasferì a Parigi, dove nel 1850, sotto la protezione ed in parte col danaro del conte Eugenio di Richemont, fondò l'Institut Technomatique con Laboratorio a Parigi Boulevard d'Enfer n.10
La maggior parte degli istrumenti che si adoperarono nel Piemonte ed in Francia pel rilevamento tacheometrico avevano il cannocchiale stereogonico, mediante il quale le distanze misurate erano contate dal centro ottico della lente obiettiva. Conveniva, ed era già stato notato fin dal 1824, che le distanze fossero contate dal centro del circolo azimutale dello strumento adoperato. Questo nuovo perfezionamento fu introdotto con la costruzione del cannocchiale centralmente anallattico, cioè col cannocchiale avente l'obbiettivo composto di due lenti convergenti, tali che il primo fuoco principale (punto anallattico) del sistema composto coincideva col centro del circolo orizzontale dell'istrumento di cui faceva parte.
Il cannocchiale stereogonico, che non era altro che un cannocchiale, avente il punto anallattico nel centro ottico della lente obiettiva  sparì per sempre.
Il suo primo libro, La Tacheometria, fu un'opera magistrale e di una chiarezza ammirabile. In esso sono date le fondamenta del nuovo metodo di rilevamento da lui propugnato e tutte le norme che debbono essere adoperate nella pratica.
Con pochissime note ed aggiunte potrebbe essere riprodotto attualmente e sostituito con vantaggio a molti trattati di celerimensura  succeduti nel tempo.
Dal libro suddetto si potrebbe dedurre che il cannocchiale centralmente anallattico non fu fatto prima del 1850, poichè in esso non se ne parla affatto. C'io però non è esatto se si tiene conto di una Memoria dell' Ingegnere De Senarmont stampata nel 1849 negli "Annales des mines".
Tutti quelli che hanno parlato di Ignazio Porro non hanno mai accennato alla soluzione di un problema pratico importantissimo, ovvero: l'accorciamento del cannocchiale, che egli fece fin dal 1850 per mezzo di prismi a doppia riflessione. Egli piegò la distanza focale in due o tre parti e fece per primo il longue-vue cornet e più tardi nel 1855 il longue-vue Napoléon III. Ambedue dedicati all'esercito francese e comodissimi a portarsi anche da soldati a cavallo. Questi utilissimi ed elegantissimi cannocchiali erano quasi ignorati in Italia e del tutto dimenticati in Francia.
Ci è voluta l'esumazione di essi fatta dalla celebre Casa Zeiss di Jena, che li ha ridotti a binocoli prismatici, perchè essi fossero ora noti ed apprezzati in tutto il mondo. Ciò nonostante  siano meno eleganti di quelli realizzati da Porro".
Porro presentò numerose memorie alla parigina Académie des sciences sempre accolte con interesse. Il suo obiettivo era tuttavia quello di tornare in Italia. Nell’agosto 1861 si stabilì a Firenze e tentò di dare inizio a quello che Alberto Meschiari ha definito «il suo prematuro e chimerico progetto di una Società Tecnomatica Italiana» (2005, p. 893), mentre insegnava celerimensura nel locale istituto tecnico.
Il suo progetto era la costruzione di un grande stabilimento per strumenti di precisione, ma l’idea (di cui vi è traccia nel suo saggio Dei microscopi composti, comparso nei Rediconti del R. Istituto lombardo di scienze e lettere, III, Milano 1866, pp. 285 ss.) non andò a buon fine, anzi non si sviluppò forse per il difficile carattere di Porro, che nel 1863 lasciò Firenze per trasferirsi a Milano.
In questa città tentò inutilmente di dare vita a un’officina meccanica, il progetto poi ripreso da altri diede vita al Tecnomasio. Trovatosi in difficoltà, un aiuto gli venne da Francesco Brioschi, il fondatore del Regio istituto tecnico (il futuro Politecnico), che lo chiamò a insegnare la celerimensura. Intanto fondava la Filotecnica, anche questa con difficile vita, come notava Salmoiraghi: «alle larghe sue idee innovatrici non corrispondeva ancora la maturità dei tempi, la sua poca attitudine amministrativa, organizzatrice, veniva a complicarsi colla deficienza dei mezzi materiali che stavano a sua disposizione.
Nel 1867 ebbe la soddisfazione di essere accolto come socio onorario nella neonata Società degli ingegneri e degli industriali di Torino. Il 18 Febbraio 1869 presentò ai membri la sua ultima creatura, il teodolite cleps-ciclo.Giovanni Virginio Schiaparelli ricorda la visita al "parco astronomico" di Porro con il gran cannocchiale acromatico di 52 cm di apertura e 15 metri di distanza focale «la plus grande lunette du monde» (Schiaparelli, 1910, pp. 299 s.). Notissimi sono anche i due cannocchiali con prismi a doppia riflessione e telemetro che Porro mise a punto denominati: longue-vue cornet realizzato nel 1850 e, il longue-vue Napoleon III, realizzato nel 1855 poi ripresi molti anni dopo dalla Carl Zeiss di Jena che li ridusse a binocoli prismatici.
Negli ultimi anni di vita, in cattiva salute e oppresso da forti difficoltà finanziarie, vendette i diritti di sfruttamento delle sue invenzioni all’allievo e poi collaboratore Angelo Salmoiraghi. Morì a Milano l’8 Ottobre 1875.
La commemorazione sulla sua tomba al cimitero Monumentale di Milano venne tenuta il 10 Ottobre da Salmoiraghi, continuatore della sua opera e futuro senatore del Regno. Lo ricordò anche La Gazzetta piemontese (poi divenuta La Stampa) nel numero dell’11 Ottobre (p. 2).
Ignazio Porro fu uno dei grandi scienziati italiani dell’Ottocento. Le sue scoperte rivoluzionarono il modo di misurare e rappresentare graficamente le superfici. I suoi interventi furono utili in ogni settore di cui ebbe a occuparsi, anche se non fu capace di sfruttare industrialmente le sue scoperte, forse impegnato su troppi fronti allo stesso tempo. Gli mancò la capacità di sintesi e di individuare gli elementi che potevano essere redditizi da un punto di vista finanziario, e non trovò collaboratori in grado di sopperire alle sue mancanze. Uno studio approfondito meriterebbe la sua produzione di libri e articoli, che conta circa 150 titoli.
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