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Teleskop Äquatorial Refraktor, JAKOB MERZ in München, circa 1880

Teleskop Äquatorial Refraktor, JAKOB MERZ in München, circa 1880 2.jpg (4799)3.jpg (4800)4.jpg (4801)5.jpg (4802)6.jpg (4803)7.jpg (4804)8.jpg (4805)9.jpg (4806)10.jpg (4807)11.jpg (4808)12.jpg (4809)13.jpg (4810)14.jpg (4811)15.jpg (4812)16.jpg (4813)17.jpg (4814)18.jpg (4815)19.jpg (4816)20.jpg (4817)21.jpg (4818)22.jpg (4819)23.jpg (4820)24.jpg (4821)25.jpg (4822)26.jpg (4823)27.jpg (4824)28.jpg (4825)29.jpg (4826)30.jpg (4827)31.jpg (4828)32.jpg (4829)33.jpg (4830)34.jpg (4831)35.jpg (4832)36.jpg (4833)37.jpg (4834)38.jpg (4835)39.jpg (4836)40.jpg (4837)41.jpg (4838)42.jpg (4839)43.jpg (4840)44.jpg (4841)45.jpg (4842)46.jpg (4843)47.jpg (4844)48.jpg (4845)49.jpg (4846)50.jpg (4847)51.jpg (4848)52.jpg (4849)53.jpg (4850)54.jpg (4851)55.jpg (4852)56.jpg (4853)57.jpg (4854)58.jpg (4855)59.jpg (4856)60.jpg (4857)61.jpg (4858)62.jpg (4859)63.jpg (4860)64.jpg (4861)65.jpg (4862)66.jpg (4863)67.jpg (4864)68.jpg (4865)69.jpg (4866)70.jpg (4867)71.jpg (4868)72.jpg (4869)73.jpg (4870)74.jpg (4871)75.jpg (4872)76.jpg (4873)77.jpg (4874)78.jpg (4875)79.jpg (4876)80.jpg (4877)81.jpg (4878)82.jpg (4879)83.jpg (4880)84.jpg (4881)85.jpg (4882)86.jpg (4883)87.jpg (4884)88.jpg (4885)89.jpg (4886)90.jpg (4887)91.jpg (4888)92.jpg (4889)93.jpg (4890)94.jpg (4891)95.jpg (4892)96.jpg (4893)97.jpg (4894)98.jpg (4895)99.jpg (4896)100.jpg (4897)101.jpg (4898)102.jpg (4899)103.jpg (4900)104.jpg (4901)105.jpg (4902)106.jpg (4903)107.jpg (4904)108.jpg (4905)109.jpg (4906)110.jpg (4907)111.jpg (4908)112.jpg (4909)113.jpg (4910)114.jpg (4911)115.jpg (4912)116.jpg (4913)117.jpg (4914)118.jpg (4915)119.jpg (4916)120.jpg (4917)121.jpg (4918)122.jpg (4919)123.jpg (4920)124.jpg (4921)125.jpg (4922)126.jpg (4923)127.jpg (4924)128.jpg (4925)129.jpg (4926)130.jpg (4927)131.jpg (4928)132.jpg (4929)133.jpg (4930)134.jpg (4931)135.jpg (4932)136.jpg (4933)137.jpg (4934)138.jpg (4935)139.jpg (4936)140.jpg (4937)141.jpg (4938)142.jpg (4939)143.jpg (4940)144.jpg (4941)145.jpg (4942)146.jpg (4943)147.jpg (4944)148.jpg (4945)

Telescopio Rifrattore con montatura Equatoriale (detta anche alla tedesca o di Fraunhofer), realizzato da JAKOB MERZ in München nel 1880 circa, considerato uno dei più prestigiosi e autorevoli costruttori Europei di strumenti ottici dedicati all'osservazione astronomica e terrestre di quell'epoca. Jakob fu nipote di Georg Merz, e conseguentemente cugino di Sigmund e Ludwig Merz, i quali condivisero la proprietà dell'azienda con il padre Georg rispettivamente, Ludwig fino al 1858 data della sua morte e Sigmund fino al 1867, anno in cui muore il padre Georg, rimanendo così l'unico proprietario. Nel 1882 il cugino Jakob ne acquisì la totale proprietà, per poi a sua volta cederla a Paul Tschokke, il 5 Ottobre 1903.
Il Tubo del Telescopio, realizzato in ottone e rivestito con lamina in legno di mogano, è provvisto di tutti i suoi oculari originali, 5 astronomici e 2 terrestri e del suo straordinario cercatore in ottone, con all'interno non un semplice reticolo, ma un mirino composto da due diaframmi in vetro forati, che vanno a formare al centro un piccolo anello dove si collocherà la stella o il pianeta da osservare. Tutto l'insieme è conservato nella sua cassa originale in legno massiccio di abete con coperchio scorrevole.
E' presente, accessorio integrante del telescopio, un bellissimo e complesso Elioscopio o Polarizzatore rotante multi prismatico con regolazione micrometrica, realizzato e firmato da Jakob Merz München, perfettamente integro e funzionante, conservato anch'esso nella sua cassetta originale in legno.
La parte meccanica essenziale al montaggio ed al funzionamento del telescopio, realizzata con montatura equatoriale, è costituita dalle più avanzate tecnologie meccaniche dell'epoca.
Tutti gli spostamenti micrometrici che vengono eseguiti per seguire il naturale moto degli astri, sono effettuati mediante eccezionali  leveraggi a giunti cardanici multipli, provvisti di particolari pomelli in legno duro ( atti ad evitare di toccare il metallo che poteva rendersi freddo se usato a notte inoltrata).
Accuratissimi sono i cerchi di Alfa e Delta in corone d'argento con incisi a mano i microscopici numeri, che dotati  di piccole lenti oculari ne facilitano la loro lettura.
Il meccanismo composto da ingranaggi e cremagliera, utile ad azionare l'alzo del telescopio, è dotato di una bellissima manovella  alla quale è applicato un particolare sistema di frenaggio anti-ritorno.
Lo straordinario congegno per effettuare la "messa in piano" del telescopio è costituito da ingegnoso meccanismo basculante quadri-laterale a ritorno, permettendo di effettuare questa azione con velocità e precisione sorprendente mediante l'ausilio di due relative bolle in vetro  rigorosamente originali, integre e funzionanti.
Questa meraviglia di meccanica, completamente realizzata in ottone massiccio finemente laminato e trattato all'epoca con particolari vernici antiossidanti ancora integralmente presente su tutti i componenti, è assemblata con estrema precisione e priva di qualsiasi gioco fra le parti soggette a movimento, è sorretta da un eccezionale stativo composto da tre robusti elementi richiudibili, realizzati con massello di mogano, i quali dotati di ruote girevoli in ottone (provviste di freno a vite) ci permettono di spostare con  estrema  facilità il suo considerevole peso.
Il magnifico cavalletto e la montatura equatoriale che ne è parte integrante, sono conservati in un unica cassa in legno massiccio di abete con  apertura ad anta incernierata,  dotata di robuste maniglie in ferro atte al trasporto.
Le condizioni del telescopio, della montatura equatoriale, del cavalletto e suoi relativi accessori, sono perfette e assolutamente originali, così come lo sono le loro relative casse per il trasporto.
Le caratteristiche tecniche ed ottiche di questo telescopio, compaiono in un importante catalogo (vedi foto) relativo l'Esposizione Universale tenutasi a Chicago nel 1893, dove Jakob Merz partecipò con risonante successo esponendo la sua prestigiosa produzione di telescopi.
Un meraviglioso e rarissimo pezzo di storia arrivato a noi integro in tutte le sue parti, realizzato dalla più rinomata azienda europea di costruttori di strumenti ottici, utilizzati per studi scientifici, astronomici e terrestri dai più illustri astronomi e scienziati  di tutto il globo.
Il nome Merz riportato su strumenti scientifici ed ottici, fu ed è tutt'oggi sinonimo di prestigio ineguagliabile, sopratutto nelle realizzazioni del periodo in cui fu proprietario Jakob, in quanto lo stesso potè usufruire e mettere in opera tutte quelle conoscenze tecniche tramandate sin dai tempi di Joseph v. Fraunhofer.
I loro telescopi sono ancora presenti e utilizzati, dopo oltre un secolo e mezzo, nei più grandi Osservatori di tutto il mondo.

Georg Merz
Der am 26. Januar 1793 in Bichl bei Benediktbeuren geborene Georg Merz besuchte zunächst die Schule im benachbarten Stift und half seinem Vater, der ein Leinweber war, auf dem Felde in der Landwirtschaft. Als Utzschneider in Benediktbeuren eine Fabrik zur Herstellung von Flint- und Crownglas für sein optisches Institut errichtete, trat Merz dort 1808 als Arbeiter ein. Angeregt von einem der Padres des mittlerweile säkularisierten Klosters studierte Merz in seiner freien Zeit mit großem Eifer Mathematik und Optik. Fraunhofer erkannte die außerordentliche Begabung des jungen Arbeiters und ernannte ihn 1818 zum Werkführer der optischen Abteilung. Mit dem Tode Fraunhofers übernahm Merz 1826 die Geschäftsleitung und wurde zum Direktor der optischen Abteilung. Zusammen mit dem Mechaniker Franz Joseph Mahler wurde er 1830 Teilhaber und 1839 Eigentümer des Instituts. Nach dem Tode Mahlers 1845 führte Georg Merz das Institut weiter unter Mitarbeit seiner Söhne Sigmund (1824 - 1908) und Ludwig (1817 - 1860). Seit ca. 1858 übernahmen G. & S. Merz im Mikroskopbau auch das von Oberhäuser vorgegebene und vielfach übernommene Hufeisenstativ.
Das Institut wurde nach München verlegt und die Signatur lautete: "G. Merz & Söhne in München".
Ludwig Merz starb 1858 mit 41 Jahren an Bleivergiftung, die er sich bei der Flintglasherstellung in Benediktbeuren zugezogen hatte. Danach firmierte das Institut mit: "G. & S. Merz in München". 1865 erreichten Mikroskope von Merz zusammen mit Instrumenten von Hartnack eine in jener Zeit unübertroffenes Auflösungsvermögen. Georg Merz starb am 12. Januar 1867.
Nun war Sigmund alleiniger Inhaber des Institutes. Im Jahr 1871 hatte das Unternehmen 63 Beschäftigte und signierte "G. & S. Merz (vormals Utzschneider & Fraunhofer) in München". Ab 1882 nun wurde das Unternehmen von Jakob Merz (1833 - 1906) und Mathias Merz (1826 - 1883) geleitet. Der ab 1882 alleinige Inhaber Jakob Merz verkaufte die traditionsreiche Firma am 5. Oktober 1903 an Paul Tschokke (1853 - 1932).
Da es unter Fraunhofers Federführung in Bediktbeuren und München gelungen war, achromatische Linsenkombinationen zu erstellen erlangte das Unternehmen zu Weltrang. Das Wissen blieb in der Firma und unter Merz führte sie noch bis Mitte des 19. Jh. im Bau großer Refraktoren für die Sternwarten Europas. Mikroskope waren wie schon unter Fraunhofers Leitung von eher untergeordneter Bedeutung und sind mithin recht selten.

Joseph von Fraunhofer
Joseph v. Fraunhofer wurde am 06.03.1787 als Sohn eines Glasermeisters in Straubing geboren. Nachdem er im väterlichen Betrieb gearbeitet hatte, seine Eltern jedoch 1797 und 1798 starben, ging er 1799 nach München um dort Spiegelmacher und Zieratenschleifer zu lernen. Sein strenger Lehrherr Philipp A. Weichselberger verwehrte dem jungen Fraunhofer den Besuch der Sonntagsschule. Als jedoch 1801 das Haus seines Meisters einstürzte, Fraunhofer unverletzt geborgen werden konnte und vom anwesenden Kurfürsten Maximilian 18 Dukaten als Geschenk erhielt, veränderte sich seine Lage. Fraunhofer machte die Bekanntschaft des Fabrikanten J. v. Utzschneiders, welcher ihm wiederum zum Besuch der Sonntagsschule verhalf und ihn weiter zum Selbststudium animierte.
Im Jahre 1806 trat Fraunhofer in das "mathematisch-mechanische Institut von Utzschneider, Reichenbach und Liebherr" ein. 1807 wurde die optische Werkstatt wird nach Benediktbeuren verlegt und Fraunhofer wirkte als Berechner und Verfertiger von Objektiven. Bereits 1809 stand der optische Bereich des Instituts unter der Leitung Fraunhofers.
Um 1811 begann Fraunhofer mit der eingehenden Untersuchung des Brechungsindex seines Glases und entdeckte dabei die Absorptionslinien im Sonnenspektrum.
Ab 1811 bot Fraunhofer auch Mikroskope in den Preisverzeichnissen an: Bei einem Auflösungsvermögen von 3 Mikrometern muß das Instrument eine Apertur um ca. 0,18 besessen haben; dieses Mikroskop zeichnete sich bereits durch ein Schraubenmikrometer aus.
Durch sein unermüdliches Engagement wurde Fraunhofer 1814 Teilhaber des Instituts und machte sich weiterhin in Bau und Entwicklung großer Refraktoren verdient. Im Preis-Courant von 1816 erscheint neben einem Heliometer und Cometensucher erstmals ein bzw. mehrere Mikroskope - abgedruckt wurde das Angebot der Werkstätten in München und Benedictbeurn auch in der Juli/August 1816 Ausgabe der Zeitschrift fur Astronomie. 1817 wurde Fraunhofer zum korrespondierenden Mitglied der Bayrischen Akademie ernannt.
Mit der Verlegung der optischen Werkstätte nach München im Jahre 1819 wurde Fraunhofer Professor und darauf 1821 zum "besuchenden" Mitglied der Akademie ernannt. Wieder zwei Jahre später, 1823, durfte er sich besoldeter Professor und Konservator des physikalischen Kabinetts nennen.
Für die königlich rußische Sternwarte wurde 1824 der berühmte Dorpater Refraktor vollendet.
Gegen den Rat seiner Ärzte schonte sich Fraunhofer 1825 nach einer Lungenerkrankung nicht. So konnte die Krankheit nicht geheilt werden und Fraunhofer starb nach achtmonatigem Krankenlager an Lungentuberkulose am 07.06.1826.

Joseph von Utzschneider
Utzschneider wurde 1763 in Rieden geboren. Nach der Schule nahm er das Jurastudium in Ingolstadt auf und schloß es mit einer Promotion ab.
Von 1784 an befand er sich im bayerischen Staatsdienst. Er wurde Salinenadministrator, Direktor der polytechnischen Zentralschule und Bürgermeister von München.
Neben dem optischen und mechanischen Institut betätigte sich Utzschneider auch auf verschiedenen anderen Feldern und betrieb Landwirtschaft sowie eine Leder- und Tuchfabrik.
Das optische Institut befand sich zunächst in München am Westermühlbach, in der Nähe der heutigen Frauenstraße. 1807 wurde es in das säkularisierte Kloster nach Benediktbeuren verlegt. Hier war eine Glashütte errichtet worden - diese sollte vom Import des Glases und den damit verbundenen Unsicherheiten unabhängig machen. Nach dem Ausscheiden von Reichenbach 1814 wurde das Institut von Fraunhofer und v. Utzschneider geleitet. In München gründete von Utzschneider mit Liebherr und Werner 1816 ein mechanisches Institut.
Bedingt durch den geringen Umsatz seiner Industriebetriebe in den Jahren 1817/1818 und den Zusammenbruch einer Bank in dieser Zeit war Utzschneider gezwungen, das Kloster Benediktbeuren zu verkaufen. Die Glashütte blieb in Benediktbeuren, das optische Institut jedoch wurde wieder nach München, in die Nähe des Schwabinger Tors, verlegt.
Durch das Ausscheiden Liebherrs wurde das mechanische Institut in München 1823 aufgelöst. Nach dem Tode von Fraunhofers 1826 leitete Georg Merz das von Utzschneider gehörende "Optische Institut von Utzschneider und Fraunhofer". Das Glas der Hütte wurde weiterhin nur für den eigenen Bedarf hergestellt und nicht als Rohstoff an andere optischen Betriebe verkauft. Im Jahre 1839 kaufte Merz das Institut von Utzschneider ab. Ein Jahr darauf, 1840, starb von Utzschneider.

Georg von Reichenbach
Am 24. August 1771 wurde Georg Friedrich Reichenbach in Durlach geboren. Seine Familie war aus finanziellen Gründen gezwungen wenige Jahre nach seiner Geburt nach Mannheim zu ziehen. Dort fiel Reichenbach als siebzehnjähriger Schüler der Militärakademie auf, als er einen Spiegel-Sextanten nach englischer Art baute - das Vorbild hierfür hatte er auf der Mannheimer Sternwarte gesehen.
Durch die Vermittlung des Grafen Rumford wurde es Reichenbach ermöglicht, zwei Jahre in England zu studieren, u.a. Maschinenbau bei James Watt. Nach Bayern zurückgekehrt schuf Reichenbach seine ersten Instrumente für die Forstkammer. Militärisch befördert kam er in die bayrische Geschützgießerei und -bohrerei. 1796 ernannte man ihn in München zum Hauptmann der Artillerie.
Hier war es ihm endlich möglich, seine technischen und unternehmerischen Ideen zu verwirklichen. Er erbaute bei Tegernsee eine Mamorschneide und Papiermühle, verbesserte die Gewehrfabrik in Amberg und optimierte die bayrischen Hochöfen und Eisengießereien. Um die Salinen in Reichenhall und Bertechsgaden machte er sich ebenfalls verdient und wurde so 1808 zum königlichen Salinenrat ernannt.
Einige Jahre zuvor, 1802 gründete Reichenbach zusammen mit J. Liebherr eine mechanische Werkstätte zum Bau wissenschaftlicher Instrumente. Utzschneider wurde 1804 Teilhaber und das Unternehmen heißt nun "Mechanisches Institut von Utzschneider, Reichenbach und Liebherr". Im Jahre 1806 gründete Reichenbach mit von Utzschneider ein Optisches Instituts in München, doch schon 1807 wurde es zur Glashütte nach Benediktbeuren verlegt; mit Fraunhofer als Werkmeister. Nachdem 1813 Liebherr das Münchener Mechanische Institut verlassen und sich selbständig gemacht hatte oblag die Leitung nun von Utzschneider und Reichenbach. 1814 jedoch trennte sich Reichenbach von von Utzschneider und errichtete eine eigene Werkstatt, bezog jedoch weiterhin das Glas aus Utzschneiders und Fraunhofers Schmelzen.
An Auszeichnungen wurde Reichenbach 1811 das Ritterkreuz des Civilverdienstordens der bayrischen Krone verliehen, verbunden mit dem persönlichen Adel. Noch 1826 erhielt er das Kommandeurkreuz dieses Ordens. Als ausländische Auszeichnung war ihm ferner das Ritterkreuz des Zähringer Löwenordens verliehen worden.
Im Frühjahr 1824 stürzte Reichenbach bei der Besichtigung des Augsburger Wasserwerkes und erlitt dabei eine Verletzung, von der er sich nie ganz erholte und der er am 21. Mai 1826 mit nur 54 Jahren erlag. Aus Sorge um Fraunhofers Gesundheitszustand, mit welchem Reichenbach bis zum Schluß freundschaftlich verbunden war, wurde diesem der Tod Reichenbachs verheimlicht.
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