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2 Rarissime Originali Grandi Foto MAS 507, circa 1943

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2 ORIGINALI Foto di grande formato 26 cm x 19,5 cm, del MAS 507, uno dei più importanti appartenenti alla X^ Flottiglia. Entrambi le foto sono state scattate in 2 fotogrammi susseguenti all’uscita dal porticciolo di Bonaria, nel 1943.
Entrambi le foto sono custodite nel loro originale “vetro rifilato” d’epoca, certamente erano affisse in uno dei comandi della X Flottiglia Mas.

Il MAS 507 o Motoscafo Anti Sommergibile appartiene alla classe "500", I° Serie. Fu costruito nei cantieri Baglietto S.A. - Varazze nel 1941. Distrutto da un incendio nel Porto di Bastia, il 12 Agosto 1944.

Il MAS 507: è mattina, in porto a Cagliari il piroscafo ENTELLA ha completato il carico di 3500 tonnellate di carbone. Le caldaie vengono portate in pressione in vista dell’imminente partenza in convoglio per La Maddalena. Alle 16,00 escono dal porto il piroscafo ENTELLA e la motocisterna ISONZO, precedute dall’incrociatore ausiliario LOREDAN e affiancate dall’R.D. 29. Il MAS 507, partito dal porticciolo di Bonaria, li attende a Capo Boi in ascolto idrofonico molto disturbato dal passaggio del motoveliero IDRIA, della vigilanza foranea.
Il viaggio non comincia sotto i migliori auspici. Le misure di protezione aerea previste dal Comando di Cagliari vengono meno a causa di una serie sfortunata di coincidenze.
La ricognizione antisommergibile preventiva della 188a Squadriglia di Elmas, dura meno del previsto; l’aereo atterra poco dopo per avaria al motore. L’idrovolante previsto per la scorta antisommergibile al convoglio non decolla per un banale problema al motorino d’avviamento. Come se non bastasse in quei giorni la squadriglia di Elmas non ha altri aerei in grado di volare.Nel frattempo il sommergibile SAFARI ha navigato in emersione tutta la notte del 9 aprile, le batterie sono cariche e s’immerge, come al solito, alle prime luci dell’alba. Per tutto il giorno Bryant scruta l’orizzonte con il periscopio senza mai abbandonare la camera di manovra.
Verso le quattro del pomeriggio la sua costanza viene premiata: pennacchi di fumo appaiono verso costa.
Il comandante ordina di cambiare rotta e avvicinarsi al potenziale obiettivo; si tratta di un piccolo convoglio composto da un incrociatore ausiliario, una cisterna, un mercantile e naviglio minore. Il momento è propizio e Bryant non perde tempo, si porta in posizione e dopo aver lanciato quattro siluri ordina l’immersione rapida.
Poco dopo le 18 rientrando da Cagliari Il dragamine RD 41 incrocia il convoglio al traverso di Torre Finocchio. La vedetta dà l’allarme per l’avvistamento di scie di siluri provenienti da mare aperto e diretti verso costa.
Il LOREDAN e l’ISONZO sono entrambi colpiti. L’ENTELLA con una rapida accostata riesce ad evitare il siluro finendo però arenato sulla spiaggia. Mentre il LOREDAN affonda istantaneamente, l’ISONZO impiega più tempo.
Il comandante dell’RD 41 inverte immediatamente la rotta verso l’origine del lancio dando inizio alla caccia al sommergibile. Subito reagiscono anche l’RD 29 e il MAS 507 dirigendo a tutta forza verso il periscopio del sommergibile. Cominciano a lanciare le bombe di profondità fino ad esaurimento.
Il comandante del SAFARI, ignaro dell’esito dell’attacco, chiede all’Ufficiale di rotta di controllare la profondità sulle carte nautiche. La batimetrica indica un fondale di 87 metri per cui Bryant ordina di portarsi a -76. Il battello scende veloce ma improvvisamente un forte urto annuncia l’impatto con il fondale: il profondimetro segna 72 metri e l’inclinometro un forte sbandamento di prua. ’ASDIC di bordo (Allied Submarine Detection Investigation Committee), una forma primordiale di sonar, segnala tutto intorno la presenza di navi alla loro ricerca. Bryant, nel tentativo di togliersi immediatamente da questa difficile situazione, ordina più volte macchine indietro e avanti tutta, senza riuscire però a liberare il sommergibile bloccato sul fondo.
Troppo tardi, le cariche di profondità iniziano ad esplodere. Viene ordinato il silenzio assoluto e spenti i motori.
L’intensità delle esplosioni induce il comandante a pensare che le navi in caccia non siano dotate di rilevatori idrofonici e stiano lanciando le cariche a caso; così procede ad un ulteriore tentativo. Tutte le provviste vengono portate verso poppa, perfino un siluro viene fatto scorrere attraverso i compartimenti fino ad incastrarsi in una paratia prodiera. Ben Bryant, sotto lo sguardo terrorizzato dell’equipaggio, ordina addirittura di gettare una chiave inglese nei tubi dei siluri di prua: il nemico potrebbe lanciare una carica di profondità in direzione del rumore e, chissà, liberare il sottomarino. Tutti gli sforzi sono vani, il sommergibile resta incastrato e le ore passano inesorabili. Nella lunga attesa, gli uomini inseriscono nel sistema di aerazione idrossido di litio avvolto nella garza per purificare l’aria che sta diventando sempre più pesante.
L’ultimo tentativo ha successo, mentre le macchine vengono portate indietro mezza il primo ufficiale insuffla aria nelle casse di compensazione. Dopo poco il battello vibra e con un sussulto finalmente si stacca dal fondo.In superficie le unità italiane scorgono chiazze di nafta; un aereo della Squadriglia di Elmas, finalmente in grado di volare, sopraggiunge nell’area ed apre il fuoco sulle tracce di nafta. Dopo neanche due ore il MAS 507 comunica al Comando di Cagliari il sicuro affondamento del sommergibile. Le unità di scorta raccolgono i naufraghi e rientrano in porto a Cagliari.
A bordo del SAFARI l’operatore dell’ASDIC segnala che le navi nemiche stanno allontanandosi dalla zona probabilmente per rifornirsi di ulteriori cariche di profondità. E’ il momento di risalire a quota periscopio per dare un’occhiata alla situazione: una nave sta affondando di poppa, una è arenata sulla spiaggia mentre della terza nessuna traccia. Sono passate cinque ore dall’inizio dell’attacco, rimanere in zona sarebbe troppo pericoloso e pertanto Bryant ordina di portarsi in mare aperto il più presto possibile.
Alle 23,50 il sommergibile finalmente emerge e la stazione radio riceve l’ordine di rientrare ad Algeri; la tensione accumulata nelle ore passate incastrati sul fondo si tramuta in gioia di tornare a casa. Felicità che dura ben poco: l’ufficiale di rotta comunica che il comandante ha appena ordinato di invertire la rotta. Si torna nel Golfo di Cagliari. Alle prime luci dell’alba il Comando di Cagliari organizza il recupero del piroscafo arenato sulla spiaggia. Partono in soccorso palombari e tecnici del Genio Navale a bordo del rimorchiatore VADO. Dopo essersi rifornito di nafta e bombe di profondità il MAS 510 si porta in prossimità di Torre Finocchio.
Implacabile il SAFARI è di nuovo in posizione. Dal periscopio, che inquadra i rimorchiatori che lavorano per disincagliare l’ENTELLA, Ben Bryant ordina “tubi 1 e 2 pronti” e subito dopo “fuori uno… fuori due”.
In un attimo la nave si disintegra su basso fondale. Il sommergibile si porta velocemente in mare aperto dirigendo per Algeri. Un’altra “barra” per il Jolly Roger, la più conosciuta bandiera pirata realizzata artigianalmente dall’equipaggio per registrare gli affondamenti: una barra per il siluro e una stella per il cannone.
Le unità italiane danno di nuovo inizio alla caccia al sommergibile nemico che segue lo stesso iter del giorno precedente. Il MAS 507 e un idrovolante si uniscono alla ricerca lanciando numerose bombe di profondità. Larghe macchie di nafta e bolle d’aria fanno pensare di essere riusciti a colpire il sommergibile. Alle 17,50 lanciano il segnale di affondamento e rientrano in porto.
Il Comando Navale di Cagliari indica nel suo rapporto a Supermarina che, in base alla posizione delle macchie di nafta apparse in superficie e al numero di siluri lanciati, i sommergibili dovevano essere sicuramente due, entrambi affondati, o gravemente danneggiati. 
L’HMS SAFARI rientra ad Algeri il 14 aprile. Il mistero del loro ritorno nel Golfo di Cagliari non è mai stato chiarito: probabilmente il Comandante Ben Bryant non voleva lasciare il lavoro a metà. Questa è l’ultima missione di Bryant con il SAFARI il cui comando passa al Lt. R. B. Lakin.
A bordo del SAFARI l’operatore dell’ASDIC segnala che le navi nemiche stanno allontanandosi dalla zona probabilmente per rifornirsi di ulteriori cariche di profondità. E’ il momento di risalire a quota periscopio per dare un’occhiata alla situazione: una nave sta affondando di poppa, una è arenata sulla spiaggia mentre della terza nessuna traccia. Sono passate cinque ore dall’inizio dell’attacco, rimanere in zona sarebbe troppo pericoloso e pertanto Bryant ordina di portarsi in mare aperto il più presto possibile.
Alle 23,50 il sommergibile finalmente emerge e la stazione radio riceve l’ordine di rientrare ad Algeri; la tensione accumulata nelle ore passate incastrati sul fondo si tramuta in gioia di tornare a casa. Felicità che dura ben poco: l’ufficiale di rotta comunica che il comandante ha appena ordinato di invertire la rotta. Si torna nel Golfo di Cagliari. Alle prime luci dell’alba il Comando di Cagliari organizza il recupero del piroscafo arenato sulla spiaggia. Partono in soccorso palombari e tecnici del Genio Navale a bordo del rimorchiatore VADO. Dopo essersi rifornito di nafta e bombe di profondità il MAS 510 si porta in prossimità di Torre Finocchio.
Implacabile il SAFARI è di nuovo in posizione. Dal periscopio, che inquadra i rimorchiatori che lavorano per disincagliare l’ENTELLA, Ben Bryant ordina “tubi 1 e 2 pronti” e subito dopo “fuori uno… fuori due”.
In un attimo la nave si disintegra su basso fondale. Il sommergibile si porta velocemente in mare aperto dirigendo per Algeri. Un’altra “barra” per il Jolly Roger, la più conosciuta bandiera pirata realizzata artigianalmente dall’equipaggio per registrare gli affondamenti: una barra per il siluro e una stella per il cannone.
Le unità italiane danno di nuovo inizio alla caccia al sommergibile nemico che segue lo stesso iter del giorno precedente. Il MAS 507 e un idrovolante si uniscono alla ricerca lanciando numerose bombe di profondità. Larghe macchie di nafta e bolle d’aria fanno pensare di essere riusciti a colpire il sommergibile. Alle 17,50 lanciano il segnale di affondamento e rientrano in porto.
Il Comando Navale di Cagliari indica nel suo rapporto a Supermarina che, in base alla posizione delle macchie di nafta apparse in superficie e al numero di siluri lanciati, i sommergibili dovevano essere sicuramente due, entrambi affondati, o gravemente danneggiati. 
L’HMS SAFARI rientra ad Algeri il 14 aprile. Il mistero del loro ritorno nel Golfo di Cagliari non è mai stato chiarito: probabilmente il Comandante Ben Bryant non voleva lasciare il lavoro a metà. Questa è l’ultima missione di Bryant con il SAFARI il cui comando passa al Lt. R. B. Lakin.
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