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Aufschlagzünder, Spoletta a Contatto (Fuze), per Bomba Tipo C500 T all'Iprite, Regia Aeronautica, 1935

Aufschlagzünder, Spoletta a Contatto (Fuze), per Bomba Tipo C500 T all'Iprite, Regia Aeronautica, 1935 1.jpg (14173)2.jpg (14174)3.jpg (14175)4.jpg (14176)5.jpg (14177)6.jpg (14178)7.jpg (14179)8.jpg (14180)9.jpg (14181)10.jpg (14182)11.jpg (14183)12.jpg (14184)13.jpg (14185)14.jpg (14186)15.jpg (14187)16.jpg (14188)17.jpg (14189)18.jpg (14190)19.jpg (14191)20.jpg (14192)21.jpg (14193)22.jpg (14194)23.jpg (14195)

Spoletta d'innesco o "a contatto" (Aufschlagzünder) della Bomba Tipo C-500 T all'iprite, la quale fu utilizzata, tra il Dicembre 1935 ed il Maggio del 1936, dalla Regia Aeronautica durante i bombardamenti nella Guerra d'Etiopia.
La spoletta, completamente realizzata in bronzo, è in condizioni eccellenti, è completa di tutte le sue parti e può essere smontata per verificarne i congegni di funzionamento in quanto disattivata.
Dal Dicembre 1935 al Maggio 1936 infatti, durante la guerra d'Etiopia, le forze italiane impiegarono l'iprite contro gli etiopi principalmente tramite bombe tipo C-500 T, dal peso di 280 chilogrammi, la Regia Aeronautica, fu la forza armata che utilizzò la quasi totalità degli aggressivi chimici sganciando circa mille bombe, ciascuna delle quali contenenti circa 220 chilogrammi di iprite, contro i concentramenti di truppe, i reparti in ritirata e lungo le vie di comunicazione, mentre sul fronte della Somalia ne furono sganciate 95 e 186 bombe più piccole, da 21 kg.  
La bomba C-500 T fu realizzata con lo scopo di permettere il tiro da alta quota con aggressivo liquido, contro bersagli di vaste dimensioni.
Essa era munita della spoletta “T” la quale, era congegnata in modo tale da provocare l’esplosione della bomba prima che questa raggiungesse il suolo. L’esplosione generava una pioggia di aggressivo liquido che andava a depositarsi sul terreno sotto forma di gocce di varia grandezza (più grosse al centro della zona colpita, più piccole ai bordi). L’area irrorata da ogni singola bomba e la concentrazione dell’aggressivo sull’area stessa, dipendevano dalla intensità del vento dal suolo e d’altezza di scoppio della bomba.
L'azione dell’aggressivo liquido agiva principalmente per contatto delle goccioline sulla pelle degli individui colpiti. Il contatto aveva luogo anche attraverso gli indumenti di qualsiasi natura (lana, tela, cuoio, ecc) e l'effetto non era immediato. I primi sintomi si manifestavano dalle 6 alle ore 12 dopo che l’individuo era stato colpito, entro le 12-24 ore successive comparivano le prime lesioni che diventavano gravissime se la superficie colpita era grande, ma comunque di lentissima guarigione anche se la superficie colpita era piccola. La persistenza dell’aggressivo sul terreno, variava a seconda della natura di quest’ultimo ed a seconda della temperatura dell’aria.
Gli effetti potevano durare anche diversi giorni, per questo motivo l’iprite era usata lontano dai reparti italiani, in modo che i soldati non ne fossero colpiti. Per questa ragione infatti, nessun reparto militare italiano (con l’ovvia esclusione degli aviatori) ha mai assistito ad un attacco condotto contro il nemico mediate gli aggressivi chimici.
Circa l'efficacia i rapporti sono discordanti e mancano studi dettagliati in merito: in generale, per quanto gli etiopi attribuirono la disfatta delle loro armate principalmente all'uso degli aggressivi chimici, il ruolo dell'iprite e delle altre armi chimiche impiegate (arsina e fosgene) fu importante in alcune azioni ma di per sé non decisivo nel complesso del conflitto, dove pesò maggiormente la superiorità tecnologica italiana.
Dalla frammentaria documentazione sopravvissuta, risulta che Graziani fu (il 12 Ottobre 1935) il primo a chiedere l’autorizzazione ad usare tutti i mezzi (compresi gli aggressivi chimici) contro il nemico.
Tale autorizzazione gli fu concessa da Mussolini il 27 Ottobre. A fine anno, quando Badoglio rilevò De Bono al comando del fronte nord (17 Novembre), il nuovo generale si trovò in difficoltà ad arrestare la violenta controffensiva etiopica. Pertanto, prima ancora di ottenere un formale permesso dal Duce (28 Dicembre), Badoglio ordinò l’uso dei gas (20 Dicembre). Gli attacchi chimici proseguirono per circa tre mesi (l’ultimo documentato risale al 31 Marzo 1936).
[Testimonianza del Ras Immirù, in Angelo Del Boca, La guerra d'Abissinia 1935-1941, Feltrinelli, 1965, P. 74] «Fu uno spettacolo terrificante. Io stesso sfuggii per un caso alla morte. Era la mattina del 23 Dicembre, ed avevo da poco attraversato il Tacazzè, quando comparvero nel cielo alcuni aeroplani. Il fatto, tuttavia, non ci allarmò troppo, perché ormai ci eravamo abituati ai bombardamenti.
Quel mattino però non lanciarono bombe, ma strani fusti che si rompevano appena toccavano il suolo o l'acqua del fiume, e proiettavano intorno un liquido incolore.
Prima che mi potessi rendere conto di ciò che stava accadendo, alcune centinaia fra i miei uomini erano rimasti colpiti dal misterioso liquido ed urlavano per il dolore, mentre i loro piedi nudi, le loro mani, i loro volti si coprivano di vesciche. Altri, che si erano dissetati al fiume, si contorcevano a terra in una agonia che durò ore. Fra i colpiti c'erano anche contadini, che avevano portato le loro mandrie al fiume, e gente dei villaggi vicini».

"Descrizione della spoletta usata nella bomba da 500 c": le cifre da 0 a 6 sulla testa del fuze  indicano in migliaia di metri la caduta della bomba prima che funzioni il fuze. l'impostazione sul fuze viene effettuata prima che la bomba venga caricata nell'aereo manipolando la manopola (2). Ruotando questa manopola si modifica l'altezza delle palette e quindi la loro velocità di rotazione. In questo modo il fuze può diventare armato dopo essere caduto a una distanza nota al di sotto del velivolo.
Esistono due dispositivi di sicurezza: il perno di sicurezza a (3) e la clip di sicurezza su (4). Il primo viene rimosso prima di caricare la bomba nell'aereo e il secondo mentre la bomba viene lanciata. Alla fine della caduta predeterminata della bomba, il fuoco diventa armato e quindi la piastra di pressione (5) è libera di muoversi sotto l'azione della pressione dell'aria e azionare il fuoco.
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