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Bussola Omi Nistri Mod. PEZZANI Tipo 0-2, Regia Aeronautica, circa 1930

Bussola Omi Nistri Mod. PEZZANI Tipo 0-2, Regia Aeronautica, circa 1930 2.jpg (90)3.jpg (91)4.jpg (92)5.jpg (93)7.jpg (94)8.jpg (95)9 punzone numero.jpg (96)9.jpg (97)10.jpg (98)11.jpg (99)12.jpg (100)13.jpg (101)14.jpg (102)15.jpg (103)16.jpg (104)17.jpg (105)18.jpg (106)19.jpg (107)20.jpg (108)21.jpg (109)22.jpg (110)23.jpg (111)24.jpg (112)25.jpg (113)26.jpg (114)27.jpg (115)

Bussola Mod. Pezzani Tipo 0-2 prodotta dalla Omi-Nistri di Roma, installata sui velivoli militari italiani a partire dalla metà degli anni ’30 sino alla fine della seconda guerra mondiale.
Questo modello di bussola era installato su molteplici velivoli quali: Bombardieri Savoia-Marchetti 79, aerei caccia Tipo Macchi C200, 202, 205, Fiat CR42 etc.etc.
La bussola girodirezionale è costruita in bronzo massiccio e vetro e presenta la scala di impostazione prefissata di rotta, se nonchè i vari azzeramenti e declinazioni. Perfettamente funzionante; inoltre presente la sua base antivibrazioni e flangia di bloccaggio.

La Ditta Omi-Nistri Roma Ottica Meccanica Italiana dei fratelli Nistri con sede a Roma iniziò la propria attività durante la Prima Guerra Mondiale e si specializzò nella costruzione di apparecchi fotografici per l’Aeronautica Militare da utilizzare nella ricognizione aerea (apparecchi planimetrici e prospettici) e nelle scuole di tiro (fotomitragliatrici). La società anonima Ottico Meccanica Italiana e Rilevamenti Aerofotogrammetrici risulta fondata già nel 1924, ma è soltanto nel 1937-38 che viene costruita la sua sede nella zona di San Paolo per la produzione di strumenti ottici di precisione per l’Aeronautica. Intorno al 1938 L’OMI è affermata sui mercati internazionali per l’esportazione di materiale aeronautico e negli anni del secondo conflitto mondiale, la società assume un’importanza strategica, vista la produzione principalmente militare. Alla fine della seconda guerra mondiale anche l’OMI come altre industrie italiane produttrici di attrezzature militari si trovò nella condizione di dover forzatamente cambiare il proprio mercato di riferimento.
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