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Profondimetro Radiomir Officine Panerai "Regio Sommergibile Ciro Menotti", circa 1939

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Manometro Indicatore di Profondità in "Metri Colonna Acqua di Mare" (Profondimetro) dotato dell'innovativo sistema "Autoilluminazione Radiomir", realizzato dalle "Officine Panerai Firenze", era installato sui Sommergibili della Regia Marina Italiana.
Nel 1916, per soddisfare le necessità militari della Regia Marina con cui già da alcuni anni collabora, Panerai crea il Radiomir, una sostanza che consente di rendere luminosi quadranti di strumenti e congegni di mira. Il riferimento al nome “Radiomir” è documentato nel brevetto depositato in Francia il 23 marzo del 1916. L’eccezionale visibilità che offriva questa sostanza e l’ottima tenuta della vernice anche immersa nell'acqua, la resero da subito un elemento principale della produzione Officine Panerai. Il Radiomir fu il primo dei numerosi brevetti registrati che contraddistinguono la storia di innovazione di Panerai.
Nel 1936, il I° Grupposom della Regia Marina richiese, alle Officine Panerai Firenze, un orologio da polso per metterlo a disposizione dei suoi Incursori "Gamma" il quale fosse in grado di affrontare le immersioni in mare e che offrisse ottima visibilità in acque profonde e non limpide: fu così che la Panerai sviluppò la tecnologia di Autoilluminazione denominata "Radiomir" realizzando la prima fornitura di orologi avvenuta nel 1938.
La Regia Marina, a partire dal 1939, decise di applicare questa nuova tecnologia anche su alcuni  strumenti "Indicatori di Profondità o Profondimetri" principali, installati in camera di manovra/comando dei suoi Sommergibili, in modo che la scala numerica rilevante la profondità, potesse essere "letta" anche in una situazione di totale assenza di luce.
Questo Manometro, "Indicatore di Profondità o Profondimetro" riporta una scala graduata che misura da "0" a "120" metri di colonna d'acqua di mare, suddivisa metro per metro.
E' inoltre provvisto, applicato sul proprio quadrante, di un "Clinometro"  (con scala da 0° a 20°), il quale aveva lo scopo di indicare il grado di inclinazione con cui il Sommergibile si Immergeva od emergeva ed anch'esso era retroilluminato dal sistema "Autoilluminante Radiomir".
Questo "Profondimetro" presenta, applicata sulla piastra metallica d'appoggio (al retro), un etichetta in carta (oliata) la quale attesta la collocazione dello strumento, all'anno 1940, sul R. Sommergibile C. Menotti, con relativi riferimenti  alfanumerici.
Particolare estremamente rilevante è dato dal fatto che, all'entrata in Guerra dell'Italia nel 1940, a Comando del Regio Sommergibile Ciro Menotti, che si trovava dislocato a Trapani in seno alla XXXIII^ Squadriglia dell' VIII° Grupposom, vi era l'Asso di Marina Tenente di Vascello Carlo Fecia di Cossato.
Unico esemplare superstite conosciuto.

Il Regio Sommergibile Ciro Menotti partecipò clandestinamente alla guerra di Spagna. Il 31 Gennaio 1937, nottetempo, silurò e affondò il piroscafo Delfin da 1250 tsl (la nave affondò in bassi fondali rendendo possibile il recupero del carico).
Il 2 ed il 3 Febbraio 1937 bombardò col cannone le strade costiere ed i ponti della zona Herradura-Cala Honda.
All'ingresso dell'Italia nella seconda guerra mondiale era dislocato a Trapani, al comando del tenente di vascello Carlo Fecia di Cossato, in seno al VIII Grupsom.
Il 21 Giugno 1940 partì per la sua prima missione, un pattugliamento offensivo in un'area compresa fra l'isolotto di Gaudo (Creta) e Ras el Tin (Libia).
Nel Novembre dello stesso anno fu inviato assieme ad altri quattro sommergibili in Mar Ionio; nonostante una notevole attività navale britannica in zona non avvistò nessuna unità nemica.
Fra il Giugno 1940 ed il Gennaio 1942 effettuò in tutto 23 missioni offensivo-esplorative nel Mediterraneo orientale.
Dal Maggio 1942 fu assegnato al trasporto di rifornimenti per la Libia, svolgendo otto missioni di questo tipo.
In tutto, dal Giugno 1940 al Marzo 1942, percorse 22.200 miglia in superficie e 2800 in immersione, in 29 missioni.
Il 7 Marzo 1943 fu destinato alla Scuola Sommergibili di Pola per la quale svolse 53 missioni addestrative.
Il 3 Agosto 1943, nottetempo, sbarcò nei pressi di Bengasi 19 sabotatori del Battaglione San Marco, comandati dal sottotenente di vascello Di Martino: loro compito era attaccare gli aeroporti angloamericani nella zona di Bengasi.
Agli inizi di Settembre 1943, nell'ambito del «Piano Zeta» di contrasto ad un previsto sbarco anglo-americano nell’Italia meridionale, fu disposto in agguato nel Mar Ionio.
Dopo l'annuncio dell'armistizio diresse per Siracusa per consegnarsi agli Alleati, ma fu intercettato dal sommergibile britannico HMS Unshaken, che lo fece abbordare da una propria lancia con a bordo un equipaggio di preda, dirottandolo su Malta dove giunse il 12 Settembre, ormeggiandosi a Lazaretto Creek (nei pressi della locale base sommergibilistica britannica); il giorno successivo, in seguito alle proteste dell'ammiraglio Da Zara, ritornò in mani italiane ed andò ad ormeggiarsi assieme alle altre unità italiane frattanto sopraggiunte. Il 13 Ottobre lasciò l'isola – insieme ad altri 14 sommergibili – per rientrare in Italia.
Nel corso della cobelligeranza operò nel bacino orientale del Mediterraneo prendendo parte a varie esercitazioni antisommergibile alleate.
Fu disarmato nel 1945 e radiato il 1º Febbraio 1948, successivamente avviato alla demolizione.

La Officine Panerai venne fondata nel 1860 a Firenze da Giovanni Panerai (1825-1897) che aprì sul Ponte delle Grazie una piccola attività di lavorazioni meccaniche di alta precisione e di orologeria. Negli anni seguenti, con la scomparsa di Giovanni Panerai, il nipote Guido (1873-1934) figlio di Leon Francesco primogenito di Giovanni, prese in mano le redini dell'azienda. Dopo diversi traslochi si trasferì nella sede "storica" per eccellenza in Piazza S. Giovanni di fronte al Battistero, nel palazzo Arcivescovile. L'orologeria Svizzera (nome attribuito a Guido) diventa concessionaria delle più importanti marche svizzere di orologi, prima fra tutte Rolex con la quale si creò un rapporto esclusivo e privilegiato che aiutò a costruire i primi orologi Panerai. Guido Panerai era un uomo ricco di inventiva, frequentò l'accademia delle belle arti ed era anche un pittore di talento, costituì un'altra attività la "Guido Panerai officina meccanica". Ebbe 2 figli. Maria e Giuseppe, con quest'ultimo nel 1925 aprì la Guido Panerai & Figlio con ragione sociale di commercio di utensili di precisione e forniture d'orologeria" Giuseppe era una persona geniale, un uomo appassionato del proprio lavoro, inventò e brevettò le più disparate cose, ma l'invenzione della "svolta" fu quella del Radiomir. Era un procedimento per rendere autoluminosi quadranti di strumenti, congegni di mira e reticoli per cannocchiali. Il procedimento ottenuto impiegando una miscela di fosforo e materiale radioattivo in pasta, veniva introdotta in alveoli ricavati nel materiale costituente il quadrante dello strumento o il reticolo del cannocchiale, oppure in tubetti di materiale trasparente. Il Radiomir portò l'attenzione della Regia Marina verso questa azienda, celebri i traguardi autoluminosi dei MAS ed i sistemi di puntamento per cannoni. Negli anni seguenti le attività dell'azienda divennero totalmente condizionate dalle necessità della Regia Marina.
Nel 1936 il primo gruppo sommergibili della Regia Marina richiede alle officine Panerai un orologio da polso in grado di affrontare le immersioni in mare e che offra visibilità in acque profonde e non limpide, nacque l'orologio Radiomir. Vennero approntati ovviamente dei prototipi, con quadrante con indici a barretta e punti con varie tipologie di quadrante incluso quadrante d'ispirazione Rolex california dial, ovvero la metà superiore con numeri romani e la metà inferiore con numeri arabi. 
Poi, con il quadrante con cifre arabe ai punti cardinali e indici a barretta, in uno dei primi prototipi con quadrante composito in bachelite, fissato al fondo in ottone tramite 2 rivetti al centro del quadrante stesso. 
Nel 1938 iniziarono le prime forniture alla Regia Marina. Il quadrante era a sandwich oppure detto anche modello Parigi (nome del suo inventore) cioè composto da due parti, la parte inferiore era uno "scatolino" che conteneva la miscela al radio (contenuta da un velo di plexi) e la parte superiore con i numeri e gli indici traforati. La cassa è in acciaio a forma di cuscino 47mm, con anse saldate a filo, corona a vite con inciso la corona Rolex.
Il fondello a vite di forgia personalizzata con apertura tramite una chiave speciale sfaccettata di fornitura Rolex. All'interno del fondello i punzoni di Rolex, i numeri seriali e di referenza. 
Il vetro è una specie di plexi, chiamato Perspex di circa 4 mm di spessore. Questi orologi sono al polso, durante la seconda guerra mondiale, dei Marinai dei mezzi d'assalto della Xª Flottiglia MAS e del gruppo Gamma, sono parte dell'equipaggiamento individuale insieme a bussole e profondimetri, erano al polso di Luigi Durand de la Penne ed al suo secondo Emilio Bianchi, una delle 3 coppie di assaltatori della Xª MAS della Regia Marina che a bordo del Maiale (SLC Siluro a Lenta Corsa) nel dicembre del 1941 sferrarono un attacco alla marina britannica nel munito porto di Alessandria d'Egitto affondando le 2 navi ammiraglie della flotta Inglese nel Mediterraneo. Erano al polso della MOVM Luigi Ferraro mentre da solo nella primavera del 1943 affondava 4 navi al largo del porto di Alessandretta (Turchia). Erano al polso di Licio Visentini, altra Medaglia d'Oro della Xª MAS, mentre dal ventre della Nave Olterra usciva con il suo SLC all'attacco del porto di Gibilterra. 
Sono stati assegnati anche a soldati di altre nazioni, i Kampfschwimmer tedeschi della KM, che si addestrarono dai Gamma della Xª Flottiglia MAS durante il periodo della RSI in Italia. Questi orologi erano privi di dicitura sul quadrante, anonimi, ma di sicura fabbricazione Panerai.
Tutti i cinturini montati sui Panerai erano in pelle fustellata e di lunghe dimensioni per essere indossati sopra la muta, con una fibbia ad ardiglione opportunamente dimensionata. Oltre agli orologi la Panerai fornisce altri oggetti da polso quali bussole e profondimetri con varie scale per diversi usi, questi oggetti avevano un diametro di circa 70 mm, ora sono molto ricercati dai collezionisti.
Durante il conflitto, le "officine meccaniche G.Panerai & figlio" intensificarono i progetti per la Regia Marina, alcuni commercializzati o meglio venduti alla Marina stessa ed altri rimasti allo stato di prototipo, questo è il caso del cronografo Mare Nostrum. Orologio realizzato in un paio di esemplari destinato agli ufficiali della Marina, vedrà la commercializzazione solo in un futuro lontano.
Sempre durante il conflitto venne evoluto soprattutto il progetto Radiomir, l'esperienza e l'utilizzo prolungato in ambienti ostili evidenziarono dove intervenire per migliorare: per prima cosa le anse a filo vennero abbandonate in quanto tendevano a dissaldarsi, piegarsi ed anche a strapparsi.
A volte però l'uso prolungato della corona usurava la guarnizione di tenuta della stessa e non garantiva quell'impermeabilità necessaria all'orologio che si allagava, questo inconveniente venne risolto con un brevetto che oggi è il marchio di fabbrica dei Panerai, ossia il ponte proteggi corona: una mezzaluna in acciaio con una leva eccentrica che serra la corona sempre alla stessa posizione. Brevetto semplice ma efficace, il suo disegno rende l'orologio inconfondibile (la tenuta stagna dell'orologio è di 20 atm pari a 200 m). Questo dispositivo verrà brevettato solo nella seconda metà degli anni cinquanta, ma il suo utilizzo era in opera già da oltre un decennio.
Nel dopoguerra la collaborazione tra la Panerai e la neonata Marina Militare Italiana continuò. Vennero richieste nuove forniture da affidare ai propri reparti speciali, oltre a orologi, bussole, profondimetri, torce e coltelli, tra cui il coltello Galeazzi costruito su specifiche del neonato Comsubin.
Tuttavia un elemento distintivo degli orologi Panerai non poteva più essere usato perché considerato nocivo, il Radiomir, venne così studiata una miscela a base di trizio che venne chiamata LUMINOR che sostituì anche la dicitura sui quadranti stessi.
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