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Scherenfernrohr Carl Zeiss Wien Kaiserliche Turkische, circa 1915

Scherenfernrohr Carl Zeiss Wien Kaiserliche Turkische, circa 1915 2.jpg (2647)3.jpg (2648)4.jpg (2649)5.jpg (2650)6.jpg (2651)7.jpg (2652)8.jpg (2653)9.jpg (2654)10.jpg (2655)11.jpg (2656)12.jpg (2657)13.jpg (2658)14.jpg (2659)15.jpg (2660)16.jpg (2661)17.jpg (2662)18.jpg (2663)19.jpg (2664)20.jpg (2665)21.jpg (2666)22.jpg (2667)23.jpg (2668)24.jpg (2669)25.jpg (2670)26.jpg (2671)27.jpg (2672)28.jpg (2673)29.jpg (2674)30.jpg (2675)31.jpg (2676)32.jpg (2677)33.jpg (2678)34.jpg (2679)35.jpg (2680)36.jpg (2681)37.jpg (2682)38.jpg (2683)39.jpg (2684)40.jpg (2685)41.jpg (2686)42.jpg (2687)43.jpg (2688)44.jpg (2689)45.jpg (2690)46.jpg (2691)47.jpg (2692)48.jpg (2693)49.jpg (2694)50.jpg (2695)51.jpg (2696)52.jpg (2697)53.jpg (2698)54.jpg (2699)55.jpg (2700)56.jpg (2701)57.jpg (2702)58.jpg (2703)59.jpg (2704)60.jpg (2705)61.jpg (2706)62.jpg (2707)63.jpg (2708)64.jpg (2709)65.jpg (2710)66.jpg (2711)67.jpg (2712)68.jpg (2713)69.jpg (2714)69-1.jpg (2715)70.jpg (2716)71.jpg (2717)72.jpg (2718)73.jpg (2719)74.jpg (2720)74-1.jpg (2721)75.jpg (2722)76.jpg (2723)77.jpg (2724)78.jpg (2725)79.jpg (2726)80.jpg (2727)81.jpg (2728)88.jpg (1598)

Questo Scherenfernrohr è da considerarsi un esemplare unico in quanto a tutt’oggi non si conosce l’esistenza di un secondo “superstite” così marcato. E’ infatti stato prodotto dalla Carl Zeiss di Vienna per l’Esercito Turco, facente parte dell’alleanza che andò a formare, insieme all’Impero Austroungarico, Impero tedesco e il Regno di Bulgaria, l’Impero Centrale, ovvero l’insieme degli Stati che, con l’inizio della prima guerra mondiale, si opposero alla Triplice Intesa. L’Impero Ottomano entrò ufficialmente in Guerra il 29 ottobre 1914 e, con tutta probabilità, questo scherenfernrohr fu prodotto tra il 1914 ed il 1915. Furono infatti solamente due le Aziende tedesche conosciute che produssero ottiche e strumentazione per l’Esercito Ottomano alleato: Carl Zeiss e Rodenstock.
Trattasi di uno scherenfernrohr con iscrizioni in antica lingua ottomana; sulla piastra dell’oculare destro viene probabilmente indicato il modello specifico e la data, mentre sulla parte superiore dell’obbiettivo sinistro è riportata una seconda iscrizione. Anche i gradi per la messa a fuoco degli oculari, così come la barra indicante l’apertura delle ottiche nonché il reticolo hanno iscrizioni in lingua ottomana. Sul tubo destro, una targhetta riporta la seguente iscrizione: "vor bewegen der arme klemmvorrichtungen lösen" che sta a significare: prima di aprire il dispositivo ottico allentare la levetta di bloccaggio. Sorprendentemente presente il cavalletto estensibile in bronzo, prodotto dalla Zeiss Wien, con la sua custodia in cuoio che, anch’essa, riporta impresse iscrizioni in lingua ottomana, oltre a serie di numeri. Lo scherenfernrohr è eccezionalmente conservato con il suo relativo cavalletto e custodia in cuoio. Le ottiche sono chiare e ben collimate; gli spostamenti micrometrici morbidi e ottimamente funzionanti.

La Carl Zeiss prende il nome dal suo fondatore, Carl Zeiss, che il 17 Novembre 1846 scelse come sede della sua fabbrica di apparecchi ottici di precisione la piccola città di Jena, nella Turingia. Grazie al severo controllo di qualità che Carl Zeiss impose ai suoi prodotti, arrivando personalmente a distruggere i microscopi che non passavano i test, la neonata Zeiss divenne fornitrice ufficiale dell'Università di Jena e ricevette nel 1861 la medaglia d'oro dell'esposizione industriale della Turingia come migliore strumento per la ricerca prodotto in Germania, assegnato al microscopio Stand I del 1857. Nel 1866 venne prodotto il millesimo microscopio e il nome Zeiss divenne conosciuto in tutti i circoli scientifici europei. Grazie agli studi sul prisma di Porro, nel 1893 Abbe brevettò un binocolo a doppio prisma, che accentuava la percezione della profondità. La produzione in massa di binocoli Zeiss iniziò nel 1894, già agli inizi del Novecento ne furono realizzati più di 30.000, agli inizi della prima guerra mondiale la quota era salita a 500.000 e, alla fine della seconda guerra mondiale, furono prodotti ben 2.260.000 binocoli per il mercato civile e militare.
Erano realizzati modelli a partire dal 4x11 mm al 12x40 mm, fino ad arrivare a veri giganti come l'80 mm e il 100 mm.
Grazie agli studi condotti sulla percezione della luce in situazioni di scarsa luminosità, venne dimostrato che la dilatazione media della pupilla in un adulto è di circa 7 mm. Per questo motivo fu introdotto nel 1910 il modello 7x50 mm, rimasto sul mercato fino al 1917 con poche modifiche sui materiali utilizzati. Nel 1926 in seguito alla crisi post bellica della prima guerra mondiale con il trattato di Versailles che mandò in fallimento molte e importanti aziende tedesche La Zeiss acquistò la "C.P. GOERZ" e fondò nel 1926 la Zeiss Ikon.
Nel 1937 la Zeiss aveva contatti commerciali e stabilimenti sparsi in più di 29 nazioni nel mondo. Dal' 33 la Zeiss acquistò interesse da parte del regime nazista, che bilanciò la produzione verso gli strumenti militari. Produsse con successo binocoli con ottiche grandangolari per uso militare, sistemi ottici resistenti alla pressione per gli U-Boot, binocoli a periscopio per il puntamento dei carri armati. Inoltre macchine fotografiche Zeiss furono montate sulle V2 per operazioni di telerilevamento delle coste inglesi. Il 1º novembre 1935 la Zeiss, nella figura di Alexander Smakula, brevettò un procedimento per il trattamento dei vetri ottici dallo straordinario risultato in termini di trasmissione della luce. Rimasto segreto militare fino al 1939 fu adottato sui binocoli, per ridurre le immagini fantasma e le riflessioni interne. Durante la seconda guerra mondiale, numerosi furono i bombardamenti contro le fabbriche Zeiss. Jena venne bombardata diverse volte dagli alleati a partire dal 1944. Stoccarda venne rasa al suolo, anche se la fabbrica della Contessa-Nettel subì pochi danni. Il bombardamento di Dresda, oltre a devastare la città, provocò danni notevoli anche alla sede della Zeiss Ikon. Il 13 aprile 1945 le forze militari americane entrarono a Jena, sorprendendosi di come i bombardamenti non avessero provocato danni importanti. Il planetario principale era in rovina, mentre le fabbriche rimasero operative.
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