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Medaglia d'Argento Valore Militare Col. FERRERO Emilio, Campagna d'Ancona, 1860

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Medaglia d'Argento al Valore Militare, Regno di Sardegna, punzonata "FG", (iniziali di Ferraris Giuseppe, capo incisore della zecca dal 1833), coniata per la Battaglia d'Ancona, avvenuta dal  23 al 29 settembre 1860, nella quale si videro agli opposti l'Esercito Piemontese, comandato dal Generale Fanti e Cialdini, e l'Esercito Pontificio comandato dal Generale De La Moriciere.
Questa medaglia fu conferita, come ci indica l'incisione riportata al verso, al "Cav. Emilio FERRERO, Colonnello nel 4° REG°. GRANATIERI", per aver preso parte all'Attacco di Porta Farina avvenuto il 29 settembre 1860". A convalidare quanto sopra scritto, risulta essere pubblicato sulla "Gazzetta Ufficiale" Nr. 267 del 9 Novembre 1860, dove viene menzionato il conferimento della medaglia nell'elenco delle ricompense accordate per la Campagna di Guerra nell'Umbria e nelle Marche.
Politico e Generale Italiano, fu senatore del Regno d'Italia nella XIV^ legislatura, fu Ministro della Guerra del Regno d'Italia nei Governi Cairoli III, Depretis IV, Depretis V e Depretis VI).
Risulta altresì, come riportato da molteplici pubblicazioni cartacee, che Emilio FERRERO fu nominato Colonnello del 4° Reggimento Granatieri di Lombardia il 17 Novembre 1860, pertanto si suppone che questa medaglia d'Argento al V.M. gli fu consegnata tra il giorno 9 Novembre, data della pubblicazione sulla G.U., ed il 17 Novembre 1860, data della sua nomina a Colonnello.
Inoltre, altro interessantissimo particolare, è il modo in cui è stato inciso "Settembre": infatti, grazie a questa medaglia, si evince che ancora all'epoca era in uso scrivere "Settèbre" utilizzata da sempre ed andata in "disuso" da li a breve.

FERRERO EMILIO - Nato a Cuneo il 13 genn. 1819 da Filippo e da Rosalia D'Arlor, entrò il 4 aprile 1829 nella Accademia militare di Torino, dove completò gli studi, conseguendo nel 1837 il grado di sottotenente. Arruolato nell'arma del genio, vi proseguì la carriera sino al grado di capitano. Partecipò alla prima guerra d'indipendenza, guadagnandosi la menzione onorevole per l'assedio di Peschiera del '48 e la medaglia d'argento al valor militare per la battaglia di Novara dell'anno seguente. Nel 1855-56 fece parte del corpo di spedizione sardo in Crimea, dove ottenne un'altra menzione per la marcia offensiva sulla Cernaia. Nel 1859 fu insignito del grado di ufficiale dell'Ordine militare di Savoia per il comportamento tenuto nella guerra contro gli Austriaci. Lo stesso anno passava alla fanteria ed otteneva il comando del 4º Reggimento Granatieri che guidò nel corso della spedizione nell'Umbria e nelle Marche, distinguendosi nella Battaglia d' Ancona per l'attacco di Porta Farina, dove a causa di questa impresa ottenne un'altra medaglia d'argento al V.M.
Il 17 novembre 1860 fu nominato colonnello e venne chiamato come segretario nella Commissione di scrutinio, voluta dal ministro della Guerra M. Fanti e presieduta dal generale E. Morozzo della Rocca, che aveva l'incarico di vagliare la posizione degli ufficiali garibaldini che chiedevano il passaggio nei ruoli del costituendo esercito italiano.
Nel 1862 assunse il comando della brigata "Parma"; l'anno seguente, nominato maggiore generale, divenne direttore della Scuola militare di Modena, l'istituto di formazione di ufficiali di fanteria e cavalleria attivato nel 1859 per fornire i quadri a quell'esercito della Lega delle province centrali che era poi confluito in quello sardo. Per tre anni mantenne l'incarico, passando al momento del conflitto con l'Austria del '66 di nuovo al comando della brigata "Parma" che partecipava alla guerra. Dal 1867 al 1870 rimase a disposizione del ministero della Guerra che gli affidò provvisoriamente le divisioni territoriali di Perugia prima, poi di Brescia e poi ancora di Parma. Nel '70 comandò la 13a divisione che faceva parte delle truppe, guidate dal generale R. Cadorna, inviate a conquistare Roma. Furono proprio le artiglierie del F. ad aprire la breccia nelle fortificazioni capitoline, ma l'apporto dei suoi reparti alle operazioni fu senz'altro marginale. Promosso tenente generale quello stesso anno, entrò nel Comitato delle armi di linea, l'organismo di supervisione tecnica investito del compito di coadiuvare l'opera del ministro. Nel 1875 assunse il comando della 2a divisione; cinque anni dopo, nel 1880, guidò il IX corpo d'armata di stanza a Bari.
Ormai ai vertici della gerarchia militare, nel marzo 1881 il F., che in passato non aveva mai palesato interesse per la vita politica, venne interpellato per, assumere la responsabilità dell'amministrazione militare in sostituzione del defimto ministro generale B. Milon. Secondo i Souvenirs di L. G. Pelloux, segretario generale del ministero della Guerra col F., la designazione era dovuta al presidente del Consiglio B. Cairoli che aveva conosciuto il F. nell'ottobre dell'anno precedente durante un viaggio dei sovrani in Puglia. Di certo la nomina del F., avvenuta il 4 apr. 1881, si ebbe dopo che erano cadute le candidature dei generali T. Bocca e L. Mezzacapo, nonché quella dello stesso Pelloux che aveva al momento un grado gerarchico troppo basso per non suscitare apprensioni e perplessità nei circoli militari.
Avvertita in vari settori politici come una sorta di "comando" reale, l'investitura del F. interrompeva un tormentato periodo nella vita dell'amministrazione militare, caratterizzato da frequenti cambi di ministri e travagliato da polemiche sulle fortificazioni, sulla forza dell'esercito e sul bilancio. Non a caso la candidatura del Mezzacapo, considerato tra i militari più prestigiosi, era caduta proprio sul tema del bilancio che il generale napoletano riteneva troppo esiguo.
Nominato senatore per la 5ª categoria l'8 aprile 1881, il Ferrero, dopo aver dichiarato di voler proseguire sulla linea tracciata dal suo predecessore e, soprattutto, dopo essere stato confermato alla Pilotta nel nuovo gabinetto di A. Depretis formato alla fine di maggio, dava il via ad una serie di proposte di riforma che riguardavano più settori dell'esercito. Tra il novembre e il dicembre presentava infatti disegni di legge sul reclutamento e l'ordinamento, sulla circoscrizione militare e le spese straordinarie. Riguardo all'ordinamento egli proponeva di portare i corpi d'armata da dieci a dodici con un aumento di 10.000 unità nel contingente di leva annuale ed il conseguente incremento delle unità organiche. Per contenere le maggiori spese dovute a tale riforma prevedeva di utilizzare il meccanismo dei congedi anticipati per consistenti quote del contingente di leva, limitando la forza delle compagnie in pace a novanta unità e con la forza bilanciata non superiore a 200.000 uomini. Si sarebbe così rimasti nei limiti di un bilancio di 200 milioni, ritenuto accettabile dal dicastero del Tesoro. Parallelamente intendeva riordinare la milizia mobile, rendendola effettivamente operativa. Dal punto di vista strettamente militare l'ordinamento proposto originava una "crescita squilibrata" che rafforzava l'intelaiatura dell'esercito, ma lasciava carenti settori come l'artiglieria e la cavalleria. Per il ministro le caratteristiche essenziali del suo progetto, trasformato in legge il 29 giugno 1882, erano in primo luogo la necessità di dotare il paese e la sua classe dirigente di uno strumento in grado di porlo tra le grandi potenze del continente e, in secondo luogo, l'intenzione di creare un'"armatura" per l'esercito che fosse al passo come capacità d'inquadramento con i maggiori eserciti europei.
Tra le iniziative del F. si possono senz'altro annoverare la soppressione del Comitato di stato maggiore e la creazione, con il decreto del 29 luglio 1881, della carica di capo di stato maggiore dell'esercito, carica che comportava il compito di studiare tecnicamente i problemi connessi con la difesa del paese e la preparazione militare.
Dal punto di vista legislativo l'attività del Ferrero, passato indenne attraverso tre diversi gabinetti Depretis, fu intensa. A lui si deve la legge che creava la posizione ausiliaria per gli ufficiali, l'istituzione del Tiro a segno nazionale (luglio '82) e della Scuola d'applicazione di sanità militare (novembre '82), la legge sullo stato dei sottufficiali (luglio '83) e l'istituzione dell'ispettorato di cavalleria.
Fu nel corso del 1884 che la sua posizione e le sue fortune politiche iniziarono a decadere. Nel marzo presentava alla Camera dei deputati un disegno di legge per l'ampliamento dell'artiglieria e della cavalleria (una sorta di completamento dell'ordinamento del 1882) ed un nuovo piano di 243 milioni di spese straordinarie, considerato dal ministro come una prima tranche di crediti necessari per realizzare le indicazioni della commissione che, fin dal 1880, studiava i problemi delle fortificazioni e della difesa dello Stato. Né il primo né il secondo progetto del F., il quale già afflitto dalla malattia che lo porterà alla morte dovette affidare al Pelloux il compito di seguirne il cammino, erano destinati ad una vita facile.
La discussione sull'ampliamento dell'artiglieria e della cavalleria, progetto duramente criticato dall'ex ministro generale C. Ricotti Magnani per l'onere che avrebbe comportato al bilancio fu rimandata dal giugno all'ottobre su proposta del deputato L. Luzzatti; proposta fatta propria dal presidente del Consiglio Depretis. Il piano delle nuove spese straordinarie incontrò addirittura in commissione parlamentare la resistenza del ministro del Tesoro A. Magliani, preoccupato per la situazione finanziaria.
Indubbiamente il 1884 era stato un anno di difficoltà economiche che proiettavano i loro effetti negativi su molteplici aspetti dell'attività del governo. Tuttavia nell'ostilità verso i progetti del F. era possibile ravvisare principalmente nuove prospettive politiche e nuovi interessi in campo industriale. Indicativo in tal senso è il fatto che, mentre si metteva sotto accusa il bilancio della Guerra (salito nel corso della gestione del F. da 200 a 250 milioni) e si tentava di limitare gli stanziamenti, il governo presentava e riusciva a far approvare nuovi crediti straordinari per la marina.
Il F. prendeva amaramente atto della mutata situazione, scrivendo al Pelloux di essere convinto che lo si fosse "volutamente ingannato" permettendogli di presentare i disegni di legge.
Nell'ottobre del 1884, prendendo a pretesto anche il fatto che Pelloux promosso di grado doveva riprendere il servizio attivo, il Ferrero decise di rassegnare le dimissioni. Pochi giorni dopo prendeva il suo posto il generale ed ex ministro Ricotti, rappresentante della Destra e suo più convinto oppositore.
Abbandonato il ministero, con gravi problemi di salute, Emilio Ferrero chiese ed ottenne nel 1885 di essere collocato in posizione ausiliaria.
Morì a Firenze il 1º dic. 1887.

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