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Doppelfernrohr 8x26 Carl Zeiss Jena, Militärmodell, 1914

Doppelfernrohr 8x26 Carl Zeiss Jena, Militärmodell, 19142 (15752)3 (15753)

Doppelfernrohr D.F. 8x26, prodotto nel 1914 dalla Carl Zeiss Jena con numero di serie 372XXX , in un bunch di 300 esemplari.
Questo particolare binocolo può essere riconosciuto dai barilotti obiettivi più lunghi e dalla costola delle piastre oculari ben lavorata e più robusta rispetto a quelle più comuni (vedi foto 3). Inoltre sul corpo del binocolo è presente impresso il marchio militare di accettazione "K" che sta a significare che ha passato tutti i controlli ed è stato accettato dalla commissione d'esami Gewehr-Prüfungscommission in Spandau.
Questo eccezionale binocolo riporta sulla piastra oculare destra, oltre al numero di serie, anche  gli ingrandimenti "D.F. 8x26" il quale lo colloca come facente parte di una limitata serie di produzione la quale considerava il rapporto tra ingrandimenti e diametro lenti oculari in modo del tutto particolare.
Infatti, in quegli anni, la Zeiss produsse alcuni modelli con lenti oculari non del tutto "standard": questo probabilmente fu una sperimentazione applicata sul campo la quale era tesa a raggiungere un apporto di visione all'osservatore del tutto ottimale, inoltre la Zeiss ha tentato di mettersi al passo con la sua antagonista Goerz, che all'epoca aveva gia nella sua gamma, modelli militari con le medesime dimensioni. 
Questo modello non è conosciuto nei cataloghi Zeiss tedeschi e a tutt'oggi è conosciuto solo qualche esemplare sopravvissuto.
La visione è buona e perfettamente collimata. Tutti i meccanismi funzionano correttamente.

ENGLISH VERSION:
Doppelfernrohr D.F. 8x26, produced in 1914 by Carl Zeiss Jena with serial number 372XXX, in a bunch of 300 pieces.
This particular binoculars can be recognized by the longer objective barrels and the plates of the eyepieces well worked and more robust than the more common ones (see photo 3). In addition, the military acceptance mark "K" is printed on the body of the binoculars, which means that it has passed all the checks and has been accepted by the Gewehr-Prüfungscommission examination board in Spandau. 
This exceptional binoculars shows on the right eyepiece, in addition to the serial number, also the magnifications "D.F. 8x26" which places it as part of a limited production series which considered the ratio between magnification and diameter of the ocular lenses in a completely particular. 
In fact, in those years, Zeiss produced some models with not entirely "standard" ocular lenses: this was probably an experimentation applied in the field which was aimed at achieving a completely optimal contribution of vision to the observer, moreover Zeiss tried to catch up with his rival Goerz, who at the time already had military models of the same size in his range. 
This model is not known in the German Zeiss catalogs and only a few surviving specimens are known to this day. 
The vision is good and perfectly collimated. All mechanisms work correctly.

La Carl Zeiss prende il nome dal suo fondatore, Carl Zeiss, che il 17 Novembre 1846 scelse come sede della sua fabbrica di apparecchi ottici di precisione la piccola città di Jena, nella Turingia. Grazie al severo controllo di qualità che Carl Zeiss impose ai suoi prodotti, arrivando personalmente a distruggere i microscopi che non passavano i test, la neonata Zeiss divenne fornitrice ufficiale dell'Università di Jena e ricevette nel 1861 la medaglia d'oro dell'esposizione industriale della Turingia come migliore strumento per la ricerca prodotto in Germania, assegnato al microscopio Stand I del 1857.

Nel 1866 venne prodotto il millesimo microscopio e il nome Zeiss divenne conosciuto in tutti i circoli scientifici europei. Grazie agli studi sul prisma di Porro, nel 1893 Abbe brevettò un binocolo a doppio prisma, che accentuava la percezione della profondità. La produzione in massa di binocoli Zeiss iniziò nel 1894, già agli inizi del Novecento ne furono realizzati più di 30.000, agli inizi della prima guerra mondiale la quota era salita a 500.000 e, alla fine della seconda guerra mondiale, furono prodotti ben 2.260.000 binocoli per il mercato civile e militare. Erano realizzati modelli a partire dal 4x11 mm al 12x40 mm, fino ad arrivare a veri giganti come l'80 mm e il 100 mm.
Grazie agli studi condotti sulla percezione della luce in situazioni di scarsa luminosità, venne dimostrato che la dilatazione media della pupilla in un adulto è di circa 7 mm. Per questo motivo fu introdotto nel 1910 il modello 7x50 mm, rimasto sul mercato fino al 1917 con poche modifiche sui materiali utilizzati. Nel 1926 in seguito alla crisi post bellica della prima guerra mondiale con il trattato di Versailles che mandò in fallimento molte e importanti aziende tedesche la Zeiss acquistò la "C.P. GOERZ" e fondò nel 1926 la Zeiss Ikon.
Nel 1937 la Zeiss aveva contatti commerciali e stabilimenti sparsi in più di 29 nazioni nel mondo. Dal '33 la Zeiss acquistò interesse da parte del regime nazista, che bilanciò la produzione verso gli strumenti militari. Produsse con successo binocoli con ottiche grandangolari per uso militare, sistemi ottici resistenti alla pressione per gli U-Boot, binocoli a periscopio per il puntamento dei carri armati. Inoltre macchine fotografiche Zeiss furono montate sulle V2 per operazioni di telerilevamento delle coste inglesi.
Il 1º Novembre 1935 la Zeiss, nella figura di Alexander Smakula, brevettò un procedimento per il trattamento dei vetri ottici dallo straordinario risultato in termini di trasmissione della luce. Rimasto segreto militare fino al 1939 fu adottato sui binocoli per ridurre le immagini fantasma e le riflessioni interne. Durante la seconda guerra mondiale, numerosi furono i bombardamenti contro le fabbriche Zeiss. Jena venne bombardata diverse volte dagli alleati a partire dal 1944. Stoccarda venne rasa al suolo, anche se la fabbrica della Contessa-Nettel subì pochi danni. Il bombardamento di Dresda, oltre a devastare la città, provocò danni notevoli anche alla sede della Zeiss Ikon.
Il 13 Aprile 1945 le forze militari americane entrarono a Jena, sorprendendosi di come i bombardamenti non avessero provocato danni importanti. Il planetario principale era in rovina, mentre le fabbriche rimasero operative.
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